Martedì il presidente della banca centrale americana (la Federal Reserve) Jerome H. Powell ha annunciato il più grande taglio del tasso di interessi dall’inizio della crisi nel 2008: mezzo punto percentuale. Il tasso di interesse di riferimento della Federal Reserve, quello che la banca centrale usa per prestare soldi alle altre banche, è sceso dall’1,75 per cento all’1,25 per cento. Con questa mossa la Federal Reserve ha reso più economico prendere a prestito denaro, nella speranza che questo serva a sostenere l’economia nonostante i potenziali effetti negativi dell’epidemia di coronavirus.

Come si muovono FED, BCE, Banca d’Inghilterra e Banca del Giappone

La Federal Reserve è stata la prima ad agire, mentre la Banca d’Inghilterra ha fatto sapere di essere pronta a fare altrettanto e la Banca del Giappone ha detto che inizierà a iniettare nuova liquidità nell’economia molto presto.

Tra le poche banche centrali che per il momento sembrano restie ad agire c’è la BCE, la Banca Centrale Europea, che questa settimana si è limitata ad annunciare di essere pronta ad adottare «azioni appropriate» per contrastare l’attuale situazione, ma non ha ancora intrapreso alcuna azione concreta. La banca e la sua nuova presidente, la francese Christine Lagarde nominata lo scorso ottobre, si trovano infatti in una situazione difficile “tra l’incudine e il martello”.

Le specificità dell’area Euro

Da un lato infatti, la zona euro è una delle regioni nel mondo sviluppato che avrebbero più bisogno di sostegno. Qui il rallentamento economico alla fine del 2019 è stato particolarmente forte e paesi come l’Italia e persino la Germania hanno un alto rischio di trovarsi in recessione.

 Inoltre, numerosi paesi dell’area sono fortemente indebitati e quindi più a rischio in caso di forte rallentamento.

Dall’altro lato, però, la BCE sta già facendo moltissimo per rivitalizzare l’economia europea.

 Il fatto che la banca centrale sia già così attiva significa che è sempre più complicato, e potenzialmente rischioso, fare ancora di più.

Di fronte all’azione delle altre banche centrali e al panico crescente per gli effetti dell’epidemia, la BCE rischia molto se dà l’impressione di essere in ritardo sugli eventi. Era già accaduto nel 2011, quando la crisi dei debiti sovrani stava rischiando di mandare in bancarotta paesi come Spagna e Italia, ma la BCE decise comunque di alzare – invece che abbassare – i suoi tassi di interesse.

Come il 2011?

La ripetizione di quello che accadde nel 2011 sembra oggi praticamente impossibile e, secondo gli analisti, nelle prossime settimane la BCE taglierà ulteriormente il suo tasso di interesse, dal -0,5 al -0,6 per cento.

La domanda è se questo taglio sarà sufficiente a limitare i danni economici e a contenere i danni dell’epidemia. La maggior parte degli osservatori sembra scettica e per ora si interroga su cosa farà la BCE se e quando le sue azioni si riveleranno insufficienti a proteggere l’economia europea.

L’articolo completo è disponibile su https://www.ilpost.it/2020/03/04/banche-centrali-coronavirus/

Pin It on Pinterest