Il petrolio continua a diminuire, e le prospettive non sono incoraggianti, secondo gli esperti.

Infatti, come affermato da Link Securities, “l’annuncio che l’Arabia Saudita potrebbe anticipare i tagli alla produzione senza aspettare fino a maggio e le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di aumentare sostanzialmente la riserva petrolifera strategica del paese, non hanno avuto l’effetto desiderato dato l’attuale elevato squilibrio tra domanda e offerta di greggio, cosa che sta causando seri problemi di stoccaggio: è rimasta pochissima capacità addizionale e i produttori non sanno cosa fare con il petrolio che estraggono”.

Il mercato del greggio non è “calmierato”

“Come è evidente, le misure di contenimento e di arresto adottate da molti governi per combattere la diffusione del coronavirus di origine cinese hanno portato ad un forte calo della domanda globale di greggio, di oltre il 30%. Questo fatto, anticipa una forte crisi per il settore petrolifero”, aggiungono gli analisti. Inoltre il mercato petrolifero non beneficia dell’intervento delle Banche Centrali, come accade invece per il mercato obbligazionario. Quindi gli effetti della crisi si riversano direttamente sui prezzi.

Come ricordano in Banca March, i paesi produttori dell’OPEC+ hanno tenuto una riunione straordinaria per fare il punto della situazione in vista della mancata efficacia dell’annuncio dello storico taglio concordato (10 milioni di barili al giorno) all’inizio del mese, che entrerà in vigore a maggio. Oggi vengono pubblicati gli inventari settimanali del greggio statunitense, un dato che sarà rilevante”.

Prezzi non redditizi

“In ogni caso, a prezzi correnti la maggior parte dei produttori non sono redditizi, quindi a medio termine ci sarebbe una riduzione forzata (non volontaria) dell’offerta”, aggiungono questi esperti.

Da BNY Mellon sottolineano come “la curva dei future offra alcune indicazioni. Fino al dicembre 2021, i future attualmente fissano il WTI a circa 32 dollari al barile, il che rappresenterebbe un calo del 50% rispetto ai livelli pre-crisi.

“Guardiamo il prezzo medio del petrolio desumibile da tutti i contratti stipulati tra giugno 2020 e dicembre 2021. Il 3 aprile, un recente picco di petrolio ha raggiunto una media di 37 dollari. Attualmente, il prezzo medio ponderato è di 22 dollari. Chiedetevi se vi sembra ragionevole che il prezzo medio del petrolio per i prossimi 18-20 mesi sia di soli 22 dollari”, concludono gli esperti di BNY Mellon.

l’articolo completo è disponibile qui: https://it.investing.com/news/commodities-news/crisi-petrolifera-quanto-e-a-quali-livelli-pio-scendere-1940265

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